La patina dei metalli nell’architettura e nell’arte del Novecento
Abstract
Il contributo propone un excursus sul tema delle patine che si formano sulle superfici
metalliche dei manufatti artistici e architettonici del Novecento italiano a partire dalle
specificità teoriche e applicative che pone il loro riconoscimento e la loro eventuale conservazione.
Se è vero che il restauro dell’architettura del Novecento è luogo di ossimori,
di contraddizioni e di controversie, la questione delle patine dei manufatti metallici di
questa epoca non fa che confermare tale condizione ambigua. Infatti, non sempre si può
definire ‘patina’ l’alterazione della superficie dei metalli che risulta dalla diversa natura
elettrochimica del materiale, dalla tecnologia di produzione, dal rapporto tra superficie e
agenti atmosferici, dal ruolo estetico affidato loro dall’artista/architetto, e da altro ancora.
Tuttavia, tra patine ‘nobili’ dovute all’ossidazione naturale che protegge la superficie di
alcuni metalli, e quelle ‘vili’ generate dai processi di corrosione che sono, invece, fonte di degrado per il manufatto, la differenza può essere sottile. L’esperienza sul campo dimostra ancora una volta che il patrimonio architettonico contemporaneo costituisce un campo di ricerca ancora aperto e tutto da affrontarsi, in specie se si tratta di manufatti metallici: un ambito vasto e di grande vitalità seppure non sempre pronto ad accogliere le molte sfide che le opere del Novecento propongono – ma non oppongono – al desiderio di conservarne la testimonianza.
Parole chiave: acciaio; alluminio; corrosione; ossidazione; titanio.
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